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4 punti per valutare il tuo brand. Qual è l’obiettivo del personal branding?

Comunicare è un bisogno naturale dell’uomo e la veloce diffusione di idee ha favorito lo sviluppo della civiltà. Se sai comprenderla e utilizzarla la comunicazione sa darti valore e benessere.

Se vogliamo sbaragliare la concorrenza dobbiamo scegliere le informazioni e interpretarle con molta creatività.

Nei tempi antichi aveva il potere chi aveva accesso alle informazioni,  oggi avere potere significa sapere cosa ignorare.

L’analfabeta del ventesimo secolo non è colui che non sa leggere e scrivere, ma è colui che non è in grado di imparare, disimparare e reimparare di nuovo.

Il segreto di ogni attività è di dare il meglio possibile cercando di ottimizzare tempo risorse e crescere costantemente le proprie competenze tecniche. Oggi devi essere marketer di un mercato chiamato TE.

La valutazione del tuo brand passa da questi 4 punti:

  1. Dovrai essere un grande collega di lavoro, un punto di riferimento per chi ti segue e chi ti chiede aiuto.
  2. Dovrai essere un grande esperto in qualcosa che ha un valore reale.
  3. Dovrai essere un visionario, un leader, un insegnante, uno che vada oltre, faccia sognare.
  4. Dovrai essere un uomo d’affari con l’ossessione per i risultati pratici.

Preparati a un lavoro a lungo termine, è la continuità comunicativa che premia la qualità e la quantità.

Cosa significa essere influente?

I valori percepiti del tuo brand sono due:

  1. CONTENUTI, costituirà la base di ciò che gli altri penseranno di te.
  2. ATTEGGIAMENTO verso le sfide che ti faranno crescere e che hai nei confronti degli altri.

La capacità di influenzare e ottenere la fiducia, l’autorevolezza e la reputazione nascerà dall’abilità narrativa di raccontarsi e di distribuire contenuti rilevanti al pubblico da cui vuoi ottenere benefici.

Oggi le singole persone hanno un potere enorme. La gente si fida degli individui no dei Brand. La forza di influenzare del singolo non deve sostituire ma integrare la fredda comunicazione aziendale. Infatti gli studi dimostrano che 6 consumatori su 10 seguono i consigli dei propri amici sui social network e come un volto umano possa far superare la diffidenza di un prodotto  o un servizio.

Cosa deve fare l’azienda?

L’azienda deve tessere una rete sociale a supporto dei propri obiettivi coinvolgendo i dipendenti, i collaboratori e figure influenti facendoli diventare “evangelisti” della marca sui social.

Le piccole aziende spesso non hanno una narrazione efficace della propria realtà imprenditoriale eppure da questo dipende la capacità di attrarre i clienti, gli investitori e nuove opportunità di mercato.

Qual è l’obiettivo del personal branding?

L’obiettivo del personal branding non è quello di raggiungere la notorietà, si tratta invece di costruire e mantenere un’immagine supportata da un’ottima comunicazione, quella che incontra l’interesse di chi è pronto a concedere nuove opportunità professionali.

Le applicazioni del Personal Branding vanno molto al di là del semplice ambito professionale o lavorativo: sviluppare la capacità di fare leva sui propri punti di forza e comunicarli in maniera efficace ai propri interlocutori è un fattore di successo anche nei vari ambiti della vita privata, nelle relazioni familiari, nei rapporti di amicizia, nelle storie d’amore, nell’appartenenza a schieramenti politici, squadre sportive, gruppi di interesse, etc.

Umberto Eco in Lector in fabula spiega la sua teoria concernente le nozioni di lettore e autore modello. Il lettore modello è una strategia testuale che simula il comportamento interpretativo del destinatario è una previsione che l’autore fa su quella che sarà la fisionomia cognitiva e pragmatica del suo lettore ideale. L’autore modello è il risultato di un’operazione di riconoscimento empirico sulla fisionomia dell’autore del testo che ha davanti.

Un altro aspetto della ricerca di Eco concerne l’interpretazione. Ne I limiti dell’interpretazione Eco precisa che in un testo possono distinguersi tre strategie interpretative. Due sono effettivamente operazioni di interpretazione una terza è un’operazione di uso libero del testo.

La prima di queste strategie consiste nel tentativo di ricostruire da parte del lettore  l’intenzione comunicativa dell’autore del testo che ha di fronte.  Eco identifica questa strategia un’operazione d’interpretazione secondo l’intentio auctoris.

Il secondo tipo di strategia è quello che cerca di ricostruire il senso sulla base dei codici di conversazione secondo cui è scritto il testo a prescindere da ciò che l’autore aveva intenzione di dire: può darsi il caso che il testo sprigioni un numero maggiore di sensi. L’interpretazione è secondo l’intentio operis.  In questo secondo caso si realizza la vera “apertura” di un testo, in quanto prevede molte letture.

La terza strategia è quella data dal caso in cui il destinatario interpreti il testo in riferimento ai propri sistemi di significazione facendo dire al testo qualcosa che può non essere compatibile né con l’intenzione comunicativa dell’autore, ne con quello che i codici del testo permettono. Questa interpretazione aberrante è definita come la strategia interpretativa secondo l’intentio lectoris.

Da questa lettura scorretta deve distinguersi un fenomeno importante che Eco, in Lector in fabula, definisce un’operazione di cooperazione perché il testo è “una macchina pigra”. Questo significa che ogni testo ha degli spazi bianchi e interstizi che devono essere colmati proprio dal lettore per due motivi: uno di tipo pratico perché un testo non può dire e descrivere minuziosamente assolutamente tutto. Il testo “narcotizza” alcuni elementi che sono pronti a riprendere vita in un secondo momento.

In secondo luogo perché i testi di natura estetica, ludica o persuasiva, come quelli della pubblicità vogliono lasciare agli interpreti l’iniziativa interpretativa proprio per aumentare l’efficacia comunicativa.

Molti studiosi hanno esplorato il tema delle molteplici discipline e termini della comunicazione business- related.  È utile comparare 4 discipline della comunicazione business- related:

  • Il marketing
  • Comunicazione organizzativa
  • Relazioni pubbliche
  • Corporate communication

Le acquisizioni più recenti mettono in evidenza come la comunicazione non è un processo di una realtà pre-esistente, ma l’organizzazione emerge nella comunicazione.

manager devono regolarmente porsi le seguenti domande: cosa giustifica la nostra presenza sul mercato? Come potremo durare nel tempo?

Come mai le altre imprese italiane di spessore non sono entrate nella classifica di Interbrand? Le principali ragioni sono di natura organizzativa e legale.

Spesso figure professionali che si occupano dello sviluppo della marca sono assenti nei piani apicali delle aziende e l’ufficio legale è tenuto in poca considerazione, inoltre la marca è intesa come segno distintivo registrato, anziché come livello di comunicazione e di identificazione.

La pluralità di prospettive costituisce una ricchezza, dato che le diverse discipline consentono di cogliere il continuo divenire della comunicazione d’impresa.

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