content marketing, local marketing, Personal Branding

Consumatore di performance. Racconti o riscopri quello che c’è intorno a te?

Se un tempo la società capitalistica ti offriva alimenti ed elettrodomestici, abbigliamento ora ti offre anche cibo per l’anima, spiritualità, complottismo,  controinformazione, alieni, scie chimiche, ogni genere di teoria ogni genere di vissuto umano. 

Ciò che sei è ciò che condividi, che pubblichi che metti in mostra e ciò di cui hai bisogno è ciò che puoi comprare. Non c’è niente di cui tu hai bisogno che non sia acquistabile. La società della performance ha un’offerta per ogni tua domanda, rende ogni tua richiesta funzionale alle leggi di mercato.

In questo modo la tua libertà, che ti sembra più vera che mai, è in’illusione, non è “libertà di…” ma “libertà tra…”, non libertà di scegliere, con uno spazio di discernimento, ma libertà tra un numero pressocchè infinito di opzioni. Non puoi sottrarti all’acquisto, puoi solo scegliere se comprare questo o quello in ogni caso sei un consumatore.

La società della performance è in grado di riprodurre tutto, ma in maniera industriale, ripetibile, duplicabile, e dunque può offrirti ogni tipo di nutrimento purchè non ti soddisfi mai, purchè ti porti ad acquistarne ancora. Qualsiasi siano i tuoi interessi devi essere comunque un consumatore e per farlo devi continuare ad avere fame. È un modo di pensare che sta lentamente, ma inesorabilmente colonizzando ogni abitante del mondo, nessuno escluso.

I nativi digitali non conoscono altro, non hanno fatto esperienza di un’adolescenza di noia e silenzio, libera dalle timeline e forse è questa una delle ragioni del disagio di cu si parla così spesso, il disagio di non avere uno spazio sacro, libero dall’ansia di prestazione.

Ciascuno deve sapere che la parte più autentica di sé non può essere rivelata, come dice Peter Handke:

“Io vivo di ciò che gli altri sconoscono di me”

Come Narciso che si specchiava in una fonte contemplava la propria bellezza, così un utente su dieci tocca il proprio smartphone 5000 volte al giorno. È chiaramente una storia d’amore.

Non è nella delega e nell’esercizio esclusivo del voto che si manifestano le conquiste di libertà, ma nella capacità di essere cittadini informati e attivi. Non si è liberi solo se si è liberi di consumare, si è liberi se e solo se si è liberi di partecipare, di costruire attivamente il mondo che si abita.

Siamo viziati ipercoccolati, saturi di attenzioni, di apprezzamenti, di like, di sguardi, ci muoviamo in spazi dagli spigoli arrotondati, dai pavimenti morbidi, dalla consolazione perenne. È tutto sicuro, zero rischi, zero difficoltà, però togliere dal gioco della vita tutti i rischi significa smettere di giocare, e così si diventa pedine. Troppe cinture di sicurezza vincolano il divertimento.

Ti diverti quando cambi strada, quando prendi direzioni impensate, quando diverti, quando rinunci alla sicurezza per cercare la vertigine. Quando sei troppo impegnata per difendere non puoi attaccare la vita, subisci perché se non stai rischiando, significa che non stai giocando e se non puoi giocare non puoi vivere, sopravvivere si, ma a che prezzo.

Vuoi cominciare a cambiare il tuo atteggiamento? Farlo avrà un effetto miracoloso sul tuo successo, vivi questi pensieri e questi esercizi:

  • Quando qualcosa va storto ricordati che non è colpa di nessuno se non la tua.
  • Hai sempre una scelta.
  • Se pensi che vada bene, va bene. Se non lo pensi, non va bene.
  • Ignora le notizie sensazionalistiche e fallaci. Metti il tuo impegno in un progetto significativo, pianifica e fai qualcosa per migliorare la tua vita.
  • Per un anno leggi solo libri e materiali positivi.
  • Quando ti trovi d’avanti un ostacolo o quando qualcosa va storto, cerca di trasformare la situazione in un’opportunità.
  • Ascolta registrazioni sull’atteggiamento, partecipa a corsi e seminari.
  • Ignora coloro che ti dicono che non ce la farai e che cercano di dissuaderti.
  • Stai attento al linguaggio che usi: è mezzo pieno o mezzo vuoto? Parzialmente soleggiato o parzialmente nuvoloso? Evita “perché”, “ impossibile”, “non posso e non voglio”.
  • Parla di perché ti piace una cosa, una persona, il tuo lavoro, la tua famiglia, no di perché non ti piacciono.
  • Aiuta gli altri senza aspettarti nulla in cambio e senza tener conto di cosa ti è dovuto.
  • Per quanto tempo rimani di cattivo umore?
  • Sii grato di ciò che hai ogni giorno.

Pensi di avere un atteggiamento positivo? Fai questo semplici test:   

si       no      guardo almeno un’ora< al giorno il telegiornale

si       no      leggo il giornale tutti i giorni

si       no      leggo una rivista d’attualità tutte le settimane

si       no      a volte passo una brutta giornata, dalla mattina alla sera

si       no      il mio lavoro è una noia

si       no      mi sento arrabbiato per un’ora o più

si       no      parlo e mi lamento con persone pessimiste

si       no      incolpo gli altri quando qualcosa va storto

si       no      quando qualcosa va storto, lo racconto ad altre persone

si       no      mi arrabbio con il mio compagno/a e non gli parlo più di quattro ore

si       no      lascio che i miei problemi personali mi accompagnino sul lavoro e ne parlo

si       no      mi aspetto e mi preparo al peggio

si       no      il clima estremo ha un certo effetto su di me, abbastanza da parlarne

Da 0 a 2 Si: hai un atteggiamento positivo

Da 3 a 6 Si: hai un atteggiamento negativo

7 o più Si: hai un problema

Il viaggio di un consumatore online non è solo multidevice, ma anche multipiattaforma. Conosco un prodotto su Facebook, lo cerco su Google e lo salvo su Pinterest.

Cerco un servizio su Google, trovo l’azienda locale che eroga il servizio e cerco la pagina dell’azienda. Le persone fruiscono dei contenuti: 1) in modo casuale; 2) a seguito di una ricerca.

Da ricerche risulta che il 91% usa gli smartphone per le ricerche locali, e riguarda: orari, disponibilità dei prodotti, indicazioni stradali.

Con il mobile le aziende si giocano l’attenzione del loro pubblico in un “micro momento” perché con il telefono in mano non esiste l’attesa se voglio un’informazione devo ottenerla subito, per questo i contenuti devono avere le seguenti caratteristiche:

  1. Pertinenza, i contenuto devono essere pertinenti alla ricerca;
  2. Autenticità, il contenuto deve essere vero;
  3. Prossimità, il contenuto deve essere vicino al luogo, ai suoi trend, agli interessi delle persone tanto da coinvolgerli;
  4. Semplicità, un contenuto deve essere facile da comprendere.

Dunque l’azienda che riesce a trovare più connessioni diventerà un Local Brand e quando si usano i social per il web marketing è importante sapere dove si vuole andare, senza una mappa o un buon navigatore non andremo lontani. Il primo passo da fare è quello di creare una strategia di partenza.

Le relazioni pubbliche sono una disciplina antica è una pratica che rientra nell’ambito della comunicazione e affonda le radici e le strategie nella cultura e nel mercato facendo i conti con i mezzi e gli strumenti a disposizione.

Il local non è una moda del momento, è orgoglio, appartenenza, fidelizzazione e si basa sul principio della territorialità e prossimità. Dietro la promozione di un prodotto o di un’attività locale, ci sono dei  valori intangibili, nei quali le persone si riconoscono. La sfida oggi è trasmettere questi valori sul digitale.

Emergono 2 verità sul local marketing:

  1. il local è questione di empatia, di abitudini, di passaparola, tutti elementi che appartengono alla sfera emozionale;
  2. per incontrare domanda e offerta sullo smart phone e tablet è necessario costruire dei progetti (pro-getti gettarsi in avanti).

La strategia di marketing di un’attività locale deve coinvolgere gli utenti, stimolandoli a compiere azioni e generando interazioni.  Un fattore fondamentale è la vicinanza, soprattutto con Google.

Tutto ciò implica un nuovo scenario: raccontare o riscoprire quello che c’è intorno.

1 pensiero su “Consumatore di performance. Racconti o riscopri quello che c’è intorno a te?”

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